Usura Bancaria

button_twitterFacciamo un po’ di chiarezza su cosa si intende per usura bancaria.

In questi anni si assiste sempre più ad una situazione nella quale gli Istituti Bancari – nel concedere credito alle aziende e ai privati – hanno applicato clausole illegittime, tali da comportare per il cliente costi elevati che, nei casi più drammatici, arrivano a generare un indebitamento con le banche stesse tale da provocare conseguenze irreparabili non solo per la vita aziendale, ma anche per la propria vita personale.

Tale fenomeno prende il nome di usura bancaria.

Le forme più comuni con cui gli istituti bancari erogano liquidità sono:

  • le aperture di credito su conto corrente
  • gli anticipi e sconti fattura
  • i mutui (per case, capannoni, macchinari, beni…)
  • i leasing strumentali o finanziari.

Per ciascuna di queste operazioni, la banca chiede ai clienti il pagamento di un tasso di interesse, oltre ad altre forme quali la commissione di massimo scoperto, le spese per movimenti e per la tenuta del conto, gli interessi di mora, etc.

Il costo complessivo che si determina potrebbe generare la presenza di usura bancaria a discapito del cliente divenendo così una potenziale vittima di usura.

Tale costo complessivo, come recita l’art. 644 del c.p., non può superare il c.d. tasso soglia pubblicato trimestralmente dal Ministro del Tesoro, a partire dal II trimestre ’97.

Si intendono, quindi, usurari tutti gli interessi che superano il tasso soglia nel momento in cui sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal loro pagamento.

L’art. 1815 c.c. prevede che nel caso siano pattuiti interessi usurari la clausola è nulla e non è  dovuta alcuna somma a titolo interesse. Ad onor del vero, una parte della giurisprudenza, predilige applicare almeno l’interesse legale considerando nulla, ma non illecita la clausola relativa al tasso di interesse.